Il cielo (non) è di tutti: lo spazio come nuova frontiera geopolitica
- Tommaso Muciaccia
- 10 ago 2025
- Tempo di lettura: 4 min

"Il cielo è di tutti" scriveva il poeta e pedagogista Gianni Rodari nel 1964, evocando un ideale di condivisione universale. Ma oggi, in un mondo iperconnesso e strategicamente dipendente dalle tecnologie spaziali, quella frase assume un significato più complesso. Lo spazio non è più solo un luogo di esplorazione: è diventato un campo di competizione geopolitica, economica e militare.
Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 stabilisce che “lo spazio extra-atmosferico non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati”. Tuttavia, la definizione stessa di “spazio” è ambigua: la NASA lo colloca a 80 km sopra il livello del mare, mentre la Fédération Aéronautique Internationale lo fissa a 100 km. Questa incertezza riflette le tensioni crescenti tra diritto internazionale e interessi nazionali.
A vigilare su questi equilibri c’è l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, che promuove l’uso pacifico dello spazio attraverso il Comitato COPUOS. Ma la ratifica dei trattati rimane volontaria, e la cooperazione internazionale è spesso ostacolata da interessi divergenti.
Il professor Everett Dolman, teorico della cosiddetta astropolitica, suddivide lo spazio in quattro zone strategiche:
Spazio terrestre: fino all’orbita più bassa possibile.
Spazio orbitale: fino all’orbita geosincrona.
Spazio lunare: fino all’orbita della Luna.
Spazio solare: oltre l’orbita lunare.
Dolman afferma: “Chi controlla le basse orbite terrestri controlla lo spazio vicino alla Terra. Chi controlla questo spazio domina la Terra. Chi domina la Terra determina il futuro dell’umanità”. Una visione che evidenzia come il controllo dello spazio sia una leva di potere globale.
Nell’ambito della Space Economy, la geopolitica dei satelliti riguarda la competizione strategica tra stati e attori privati per il controllo e l'uso dello spazio orbitale, che ormai è un’infrastruttura cruciale per comunicazioni, difesa, osservazione della Terra e connettività globale. Oggi ci sono circa 4.550 satelliti artificiali in orbita. Oltre il 60% è controllato dagli Stati Uniti e da SpaceX, con la sua rete Starlink. I satelliti sono essenziali per GPS, telecomunicazioni, navigazione, sorveglianza e operazioni militari. La loro vulnerabilità è una minaccia concreta: attacchi informatici, armi anti-satellite, laser accecanti. Un satellite fuori uso può causare il caos nei trasporti, nella logistica, persino nella distribuzione dell’energia.
Russia, Cina, Stati Uniti, India e Israele hanno già sviluppato tecnologie per distruggere o neutralizzare satelliti. Nel 2024, oltre la metà della spesa spaziale governativa globale (circa 73 miliardi di dollari su 135) è stata destinata ad applicazioni militari e di sicurezza. L’Europa, pur in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina, sta cercando di recuperare terreno.
L’Unione Europea ha avviato programmi strategici per rafforzare la propria autonomia spaziale. Negli scorsi anni sono stati realizzati progetti come Galileo, il sistema di navigazione satellitare globale già operativo, e Copernicus, il programma di osservazione della Terra, fondamentale per il monitoraggio ambientale e la sicurezza. L’ultimo e più ambizioso progetto è Iris², una costellazione multiorbitale di circa 290 satelliti per comunicazioni sicure e resilienti, la cui piena operatività sarà raggiunta entro il 2030. Con un budget di oltre 10,5 miliardi di euro, Iris² mira a ridurre la dipendenza da operatori esterni come Starlink, garantendo connettività anche in caso di crisi. Il progetto, gestito dal consorzio SpaceRise, integra tecnologie avanzate come la crittografia quantistica e coinvolge aziende europee come SES, Eutelsat, Airbus, Thales e Deutsche Telekom.
Con 21 satelliti attivi, l’Italia ha capacità limitate di gestione autonoma dello spazio orbitale. Il progetto IRIDE, finanziato con oltre un miliardo di euro dal PNRR, punta a realizzare una costellazione satellitare italiana per l’osservazione della Terra. Coordinata da ASI ed ESA, IRIDE prevede il lancio di 24 satelliti entro metà 2026, con tecnologie radar, ottiche e iperspettrali. I primi otto satelliti, costruiti dalla Argotec di Torino, sono già stati lanciati con successo nel 2025, gli ultimi sette qualche settimana fa con un lancio dalla California mediante un razzo Falcon 9 della SpaceX di Elon Musk.
La dipendenza dai satelliti rende dunque lo spazio una nuova frontiera geopolitica. La gestione dello spazio orbitale è ormai cruciale per la sovranità nazionale, la sicurezza globale e la stabilità internazionale. L’Europa sconta un ritardo significativo nella realizzazione di costellazioni satellitari rispetto a Stati Uniti e Cina, a causa di una burocrazia complessa, decisioni frammentate e una limitata disponibilità di capitali privati. Un’accelerazione dell’Europa su questo fronte potrebbe consentirle di ritagliarsi un ruolo negli equilibri geopolitici mondiali per contribuire a creare le condizioni, sempre più difficili di questi tempi, per un futuro di sicurezza e di pace, in cielo e sulla Terra. Il sogno in cui credeva anche Gianni Rodari.
Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.
È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino.
Non c’è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.
Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.
Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.
Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.
Gianni Rodari, Il libro degli errori, 1964



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