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Contro lo strapotere delle piattaforme private

  • Tommaso Muciaccia
  • 31 ott 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

La diffusione di Internet e delle tecnologie digitali ha consentito, già da diversi anni, la nascita e la prorompente affermazione di piattaforme digitali globali che hanno sviluppato nuovi modelli di business determinando la nascita della cosiddetta Platform Economy. Una piattaforma è una forma di business basata sulla possibilità di abilitare interazioni tra produttori esterni e consumatori per generare valore, fornendo un’infrastruttura comune con regole prefissate. Questa nuova forma di economia ha ridefinito e ringiovanito il capitalismo; allo stesso tempo ha portato all’affermazione di nuovi soggetti privati con poteri smisurati e difficilmente controllabili.

Le grandi società basate sulle piattaforme digitali già oggi operano spesso di fatto in un regime globale di monopolio e mettono in crisi lo stesso modello capitalistico fondato sulla libera concorrenza. Per contrastare il potere di mercato crescente di alcune aziende tecnologiche americane, le autorità garanti della concorrenza di mezzo mondo stanno promuovendo azioni antitrust. Recentemente il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America ha presentato una causa contro Alphabet, la società che controlla Google. L’accusa è di aver creato un monopolio sugli altri motori di ricerca che impedisce una reale concorrenza. In particolare, il governo statunitense invoca gli accordi tra Google e Apple definendoli irregolari. Secondo l’accusa, Alphabet versa tra gli 8 e 12 miliardi di dollari a Apple affinché risulti il motore di ricerca predefinito sui suoi dispositivi. Anche l'Antitrust italiano ha aperto nei giorni scorsi un'istruttoria su Google, in particolare sui servizi di intermediazione della pubblicità sui siti web, il cosiddetto display advertising. La nuova Commissione Europea guidata dalla Presidente Ursula von der Leyen, dal canto suo, si è impegnata anche ad aggiornare le regole dell’Ue sulla responsabilità legale e la sicurezza delle piattaforme, dei servizi e dei prodotti digitali. Il prossimo 2 dicembre la commissaria al Digitale e alla Concorrenza, Margrethe Vestager, presenterà il Digital Services Act che fornirà un nuovo quadro regolatorio per grantire maggiore concorrenza sul mercato. Il nuovo pacchetto riguarda non solo il tema del potere dei “gatekeeper” e le questioni antitrust, ma anche la responsabilità penale delle piattaforme online per i contenuti illegali o dannosi, i diritti per i lavoratori della gig economy e la trasparenza del mercato della pubblicità online. Le possibili minacce provenienti dai giganti del web che gestiscono piattaforme, per quanto siano oggi già evidenti e segnalate da più parti, potrebbero tuttavia amplificarsi notevolmente grazie alla diffusione del 5G e dell’IoT. Questi paradigmi, infatti, promettono la diffusione di oggetti smart che, di fatto, trasformeranno le nostre infrastrutture tradizionali in piattaforme digitali. In futuro è verosimile che asset strategici come strade, autostrade, ferrovie, reti idriche ed energetiche saranno “smartificati” e, di conseguenza, trasformati in piattaforme digitali per certi versi simili a Facebook, Amazon e Uber.

 
 
 

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