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Per fare la Smart Italy dobbiamo fare gli Smart Italian

  • Tommaso Muciaccia
  • 14 giu 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

Accompagnare la formazione digitale dei cittadini è un aspetto importante per consentire l’innovazione delle infrastrutture, delle città e del Paese. Lo specchio della situazione italiana è la relazione DESI (Digital Economy and Society Index) che annualmente fotografa impietosamente il ritardo del nostro Paese sul fronte della digitalizzazione. La classifica del 2020, pubblicata qualche giorno fa, ci vede posizionati al 25mo posto tra i 28 Stati dell’Unione Europea. L’aspetto da evidenziare è come, mentre negli ultimi anni la situazione italiana è migliorata sul fronte della copertura delle reti ultra–broadband e della disponibilità dei servizi pubblici online, la diffusione nell’utilizzo dei servizi ci vede ancora in forte ritardo. Questo è anche dovuto al ritardo del nostro Paese in merito alla diffusione delle competenze digitali: il relativo indicatore DESI, denominato Human Capital, ci vede posizionati all’ultimo posto. Solo il 42% degli italiani possiede competenze digitali di base a fronte di una media europea del 58%. Anche il numero di specialisti e laureati nel settore TIC è molto al di sotto della media UE. Solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet. Analogamente, le imprese italiane presentano ritardi nell'utilizzo di tecnologie come il cloud e i big data, così come per quanto riguarda l'adozione del commercio elettronico.


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