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Riuscira l'Europa a farsi pagare le reti dai giganti del web statunitensi?

  • Tommaso Muciaccia
  • 8 mag 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

L'Europa si prepara a una nuova rivoluzione nella legislazione su Internet. A poche settimane dagli accordi politici che hanno riscritto le regole del gioco con le piattaforme online, ovvero il Digital Service Act (“DSA”) e il Digital Market Act (“DMA”), i commissari europei Vestager e Breton hanno annunciato che il loro personale sta già lavorando a un nuovo progetto con il quale alcuni grandi operatori (in particolare Google, Netflix e Facebook) potrebbero essere costretti a contribuire agli investimenti europei in nuove reti in fibra e 5G.

L'annuncio fa seguito alle richieste avanzate da alcune grandi telco europee tramite la loro associazione ETNO che hanno pubblicamente chiesto un'iniziativa europea per poter recuperare i costi di adeguamento delle proprie reti di fronte al crescente traffico, soprattutto video, di alcuni grandi Internet operator.

L'iniziativa della Commissione, di cui non si conoscono ancora i dettagli, appare come una continuazione del Digital Market Act, con il quale Bruxelles ha stabilito regole di concorrenza ex ante per contenere la posizione dominante economica e i potenziali abusi degli operatori Internet globali, definiti "gatekeeper" per la loro capacità di influenzare l'intero ecosistema di Internet. Con il nuovo regolamento, alcuni di questi operatori sarebbero chiamati a pagare per contribuire allo sviluppo delle nuove reti europee ad altissima velocità. Come faranno non è ancora noto esattamente, anche se uno studio commissionato da ETNO elenca, tra le varie possibilità, un contributo diretto – alle telco europee – proporzionale alla quantità di traffico Internet da loro trasportato agli utenti per conto di ogni specifico Internet operator. Ma potrebbero esserci altre opzioni, come la tassazione europea con ridistribuzione dei proventi come aiuto di Stato.

Gli operatori Internet americani potrebbero rilanciare proponendosi di investire queste somme direttamente nelle reti europee, creando nuove imprese o rilevando quelle esistenti. Google ha già avviato un'attività simile negli Stati Uniti denominata Google Fiber e, a questo punto, potrebbe decidere che sia giunto il momento giusto per entrare in Europa come operatore di rete, considerato che il business delle reti in fibra è considerato interessante da un gran numero di fondi infrastrutturali americani e internazionali.

Qualunque sia lo sviluppo dell'attuale iniziativa, è probabile che segnerà un forte attrito tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti. L'affermazione di Bruxelles secondo cui gli operatori americani dovrebbero contribuire allo sviluppo delle reti europee non sarà accolta bene a Washington. Le relazioni tra le due sponde dell'Atlantico sono già state duramente messe a dura prova dall'approvazione delle citate DMA e DSA, ma non si è interrotta perché queste normative sono state sponsorizzate anche da operatori americani desiderosi di trovare più concorrenza in Europa e, in futuro, anche in America. La nuova iniziativa, invece, rischia di essere fortemente voluta solo dalle telco europee e quindi di essere vista come una misura esclusivamente protezionistica.

Non va dimenticato che tale dibattito, sulla possibile tariffazione del traffico Internet trasportato sulle reti di telecomunicazioni, si era già svolto dieci anni fa presso la sede dell'ITU, anche in quel caso su sollecitazione dell'associazione ETNO. La richiesta era stata però respinta sulla base della posizione comune di Stati Uniti e Unione Europea, che all'epoca si trovavano alleati (nonostante l'interesse di Cina, Iran e Paesi arabi). Il dibattito si era poi spostato a Bruxelles dove l'Unione Europea aveva deciso, al termine di un lungo dibattito, che la rete Internet doveva rimanere neutrale e che quindi le telco non potevano imporre alcuna tassa sul traffico degli operatori Internet (da qui il regolamento UE 2015/ 2120). Questa posizione era stata favorita dalla convinzione generale che una rete Internet neutrale, cioè non condizionata dai poteri tariffari delle telco, fosse essenziale per favorire l'innovazione e la democrazia in rete.

Ora il dibattito riparte, ma il contesto è cambiato: da un lato, il settore delle telecomunicazioni europeo sta soffrendo una crisi caratterizzata da margini in calo e investimenti in crescita, dovendo far fronte a un'esplosione del traffico Internet, a causa della crescita del video entertainment e delle attività da remoto (smart working, smart education, ecc.); dall'altro, il mondo di Internet ha perso la sua innocenza, dato che i grandi operatori non sono più visti come paladini dell'innovazione e della democrazia ma, al contrario, come fonte di problemi competitivi e di disinformazione.

Da qui la riapertura del dibattito a Bruxelles, con una possibile proposta della Commissione che potrebbe essere presentata entro fine anno.

 
 
 

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